L’ormone che gioca con il tempo [medicina naturale marzo 1998]

L’articolo del New England Journal of MEDICINE, esplora le molteplici virtù della melatonina soffermandosi in particolare sulla sua azione antiossidante, sulle sue proprietà immunostimolanti, sulle sue potenziali azioni nella prevenzione e nella cura del cancro, nonché sulle sue capacità di rallentare il processo di invecchiamento, oltreché sugli ormai noti effetti sull’induzione del sonno e nella cura dei disturbi legati al jet lag. “Ormai non ci sono più dubbi sottolinea il NEJM sul ruolo svolto dalla melatonina nella sincronizzazione dei ritmi circadiani, nella regolazione dei meccanismi del sonno e del tono dell’umore e, probabilmente, anche sui fenomeni che influenzano la riproduzione, l’invecchiamento e la crescita dei tumori Qui di seguito sono riportati gli aspetti messi in evidenza dall’articolo pubblicato sul NEJM. AZIONE ANTITUMORALE “Appare evidente, da studi sperimentali effettuati su animali da laboratorio, che la melatonina influenza sia la crescita dei tumori spontanei che di quelli indotti. La pinealectomia favorisce la replicazione delle cellule tumorali, mentre la somministrazione dell’ormone epifisario tende ad inibire la crescita tumorale causata dai carcinogeni. Le relazioni tra oncogenesi e melatonina negli esseri umani sono controverse, ma la maggioranza delle osservazioni depone per un’azione protettiva della stessa. Bassi livelli plasmatici di melatonina ed una ridotta escrezione dei suoi metaboliti a livello urinario sono stati osservati in donne affette da carcinoma mammario estrogeno dipendente e in uomini con cancro della prostata. Il meccanismo attraverso il quale la melatonina potrebbe inibire la crescita tumorale non è ancora ben definito. Uno dei supposti meccanismi di azione è rappresentato da una sua azione inibitrice della mitosi cellulare. Dosi fisiologiche o farmacologiche di melatonina inibiscono la proliferazione di linee cellulari neoplastiche coltivate in vitro provenienti da neoplasie mammarie e da melanomi, secondo un’azione dose dipendente. Tale effetto potrebbe essere il risultato dell’azione di freno svolta dalla melatonina sul rilascio e sull’attività dei fattori di crescita. L’ormone potrebbe inoltre modulare l’attività di diversi recettori presenti nelle cellule neoplastiche; ad esempio riduce, mediante un’azione dose dipendente, l’attività ed il numero dei recettori per gli estrogeni di cellule neoplastiche del carcinoma mammario del tipo MCF 7. Un’altra possibilità è rappresentata dall’azione immuno modulatrice dell’ormone pinealico. Studi su cavie da laboratorio hanno dimostrato che questo stimola la produzione diinterleuchina 2 e 4 da parte dei linfociti T helper, nonché del fattore stimolante la crescita dei granulociti e dei macrofagi (GM -CSF) in colonie; da non trascurare inoltre la sua azione di protezione sulle cellule del midollo osseo dall’apoptosi indotta da composti tossici, in particolare dai chemioterapici. La melatonina, infine, eserciterebbe la sua azione antineoplastica antagonizzando l’azione dei radicali liberi, sia a livello citoplasmatico che nucleare; d’altra parte, l’effetto antiossidante verrebbe svolto solo ad elevate concentrazioni. Gli effetti dell’ormone sono stati studiati in alcuni pazienti affetti da cancro, molti dei quali in fase avanzata. In questi studi la melatonina è stata somministrata in dosi elevate (20 -40 mg./ die), in associazione con radioterapia o chemioterapia. In uno studio effettuato su trenta pazienti affetti da glioblastomi, i sedici pazienti trattati con melatonina e radioterapia vissero più a lungo dei 14 trattati esclusivamente con radioterapia. In un altro studio effettuato dagli stessi ricercatori, l’associazione della melatonina al tamoxifene, nel trattamento di 14 donne affette da cancro al seno metastatizzato, ha rallentato la disseminazione della neoplasia. In una ricerca effettuata su 40 pazienti affetti da melanoma maligno, trattati con alte dosi di melatonina (superiori ai 700 mg. die) è stato riscontrato che sei di questi hanno presentato una riduzione delle masse tumorali. E stato più volte osservato che l’associazione di melatonina alla radioterapia (o alla chemioterapia) ne attenuerebbe la tossicità migliorandone così la tollerabilità da parte dei pazienti. Naturalmente tutti questi risultati preliminari andranno confermati da studi da effettuarsi su un maggior numero di casi e per un tempo di osservazione più lungo”. Note degli autori La melatonina, che nel discusso metodo del Prof. Di Bella è somministrata in sinergia con la somatostatina e con la bromocriptina, fa parte di altri protocolli terapeutici in fase sperimentale in cui viene associata alla chemio radioterapia, nonché a presidi immunoterapici come I’ interleuchina 2. AZIONE ANTIOSSIDANTE. Sia studi effettuati in vitro che in vivo hanno messo in risalto la significativa azione antiossidante della melatonina, in particolar modo nei confronti dei potenti radicali idrossidrilici. In una di queste ricerche l’ormone pinealico sembrerebbe essere più efficace di altre molecole come il glutatione e la vitamina E, nella protezione dallo stress ossidativo causato dai radicali liberi. La sua azione antiossidante si realizzerebbe in dosi superiori a quelle fisiologiche, caratteristiche del picco notturno. Tale effetto si manifesterebbe quindi, negli esseri umani, solo se assunta in dosi farmacologiche. Note degli autori L’assunzione di melatonina a scopo antiossidante, non conoscendosi ancora il valore del rapporto beneficio rischio delle terapie protratte con dosi farmacologiche dell’ormone, deve essere effettuata per brevi periodi di tempo ed alternata alla somministrazione di altri free radical scavengers, sia di tipo tradizionale che dell’ultima generazione, come il picogenolo e l’acido alfa -lipoico. AZIONE IMMUNOSTIMOLANTE “La melatonina eserciterebbe alcune sue azioni biologiche (come l’inibizione della crescita tumorale, nonché dell’azione immunosoppressiva indotta dagli ormoni dello stress) attraverso un’azione immunostimolante. La conferma di tale azione è stata convalidata dalla scoperta di recettori ad alta affinità per l’ormone nei T linfociti umani (CD4) ma non nei linfociti B.” Note degli autori L’azione immunostimolante della melatonina è molto più profonda di quella descritta dal NEJM ed in alcuni suoi aspetti è stata osservata anche negli esseri umani. E inoltre da segnalare che, la somministrazione dell’ormone epifisario, considerata la sua marcata azione immunostimolante, è controindicata nei pazienti affetti da gravi allergie o da patologie autoimmuni. In tali casi può essere sfruttata con successo l’azione immunomodulatrice di altri ormoni naturali come i neurosteroidi dhea e pregnenolone. EFFETTI SUL SONNO .”L’assunzione della melatonina influenza il tempo di addormentamento, nonché la durata e la qualità del sonno, rivelando un’azione ipnotica ben documentata, sovrapponibile a quella delle benzodiazepine . In giovani adulti la sua assunzione orale in dose di 5 mg. una o due ore prima di coricarsi, ha evidenziato una maggiore rapidità dei tempi di addormentamento e una maggior durata delle fasi di sonno rem. In altri studi il tempo di addormentamento risultava ridotto utilizzando la somministrazione pomeridiana di dosi di gran lunga inferiori (0.1, 0.3 o I mg); l’assunzione di dosi minime non ha determinato l’insorgenza di sonnolenza il giorno successivo. La somministrazione di melatonina per tre settimane, nella forma a lento rilascio, in quantità di 1 o 2 mg., ha determinato, in soggetti anziani affetti da insonnia, un miglioramento nella qualità e nella durata del sonno. Questi risultati indicano che l’incremento dei livelli plasmatici di melatonina, realizzato sia assumendo dosi fisiologiche che farmacologiche, favorisce l’induzione del sonno. Tale effetto risulta essere indipendente dalla sua azione di sincronizzazione dei ritmi circadiani e potrebbe essere mediato da un abbassamento della temperatura corporea. Ciò è sopportato dal fatto che la temperatura corporea ha un suo ritmo circadiano, inversamente proporzionale alla concentrazione plasmatica di melatonina e che dosi farmacologiche di quest’ultima inducono un decremento della temperatura corporea. Dosi fisiologiche dell’ormone sono anch’esse in grado di svolgere un’azione ipnoinducente ma non sembrano avere alcun effetto sulla temperatura corporea, La melatonina inoltre, influenzando l’attività dei neurotrasmettitori sarebbe il promotore di una cascata di eventi in grado di favorire l’attivazione dei meccanismi del sonno. L’assunzione dell’ormone risulta essere di grande beneficio sui sintomi del jet -lag, sebbene non si conoscano ancora con precisione la dose ottimale, nonché i tempi di somministrazione. E poco chiaro se tale effetto sia il risultato della sua azione ipnotica o della sua azione di resincronizzazione dei ritmi circadiani. Bassi livelli plasmatici di melatonina sono stati altresì osservati in pazienti affetti da alcune forme di depressione, come quella che caratterizza il SAD., nonché da sindrome da ritardo della fase del sonno”. Note degli autori :la melatonina, che crea un sonno naturale e non induce dipendenza, può essere utilizzata con successo nella disassuefazione dalle benzodiazepine, i cui effetti devastanti sulla memoria sono stati ben documentati . I noti sintomi da astinenza dalle benzodiazepine sarebbero infatti in parte sostenuti dalla riduzione dei livelli endogeni di melatonina causata dall’uso protratto di questi farmaci. Nel SAD. ed in alcune forme di P.M.S. (Sindrome Premestruale) si osserva solitamente uno sfasamento del ritmo circadiano di secrezione della melatonina da parte della ghiandola pineale di tipo posticipato, con conseguente innalzamento dei livelli diurni dell’ormone. In tali casi l’assunzione di melatonina allopatica è sconsigliata mentre può essere somministrata la melatonina omeopatica, in diluizioni medio alte a scopo sincronizzante. Si rivela altresì utile in tali casi l’impiego della fototerapia. PROPRIETA’ ANTIAGING. “Il calo dei picchi notturni di melatonina, che si realizza con il trascorrere degli anni, ha spinto numerosi ricercatori a supporre un ruolo ben preciso dell’ormone pinealico nel regolare i processi di invecchiamento e le patologie ad esso correlate. Studi effettuati su animali da laboratorio hanno suggerito che la diminuzione della secrezione di melatonina potrebbe essere associata con un’accelerazione dei processi di invecchiamento. L’ormone epifisario potrebbe assicurare la sua protezione contro le malattie legate all’invecchiamento attraverso le sue ben dimostrate azioni antiossidanti ed immunostimolanti. D’altra parte, la riduzione della produzione di melatonina, in relazione all’età, potrebbe essere una conseguenza dell’invecchiamento, piuttosto che causa dello stesso e a tutt’oggi, non ci sono dati certi in grado di sostenere tale ipotesi.” Note degli autori In attesa che la ricerca scientifica chiarisca in maniera definitiva il nesso tra abbassamento dei livelli degli ormoni ed invecchiamento, visti i molteplici effetti benefici della melatonina e di altri ormoni sulla nostra salute, questa può essere inserita nell’ambito di un programma di terapia ormonale sostitutiva naturale (NHRT) che preveda l’utilizzo integrato di dosi fisiologiche e cicliche dei vari ormoni il cui calo, che si realizza con il trascorrere degli anni, può favorire l’insorgenza delle patologie tipiche dell’invecchiamento. Tra questi, oltre gli estrogeni naturali ed il progesterone, vanno segnalati in particolare il dhea ed il pregnenolone. Le conclusioni del NEJM “Senza ombra di dubbio la melatonina presenta una spiccata azione ipnotica negli esseri umani, in quanto il suo picco plasmatico notturno coincide con l’addormentamento. La sua somministrazione, in dosi fisiologiche, favorisce l’induzione ed il mantenimento del sonno; l’assunzione di dosi farmacologiche è in grado di favorire l’addormentamento anche attraverso una riduzione della temperatura corporea; inoltre, l’ormone sarebbe in grado di favorire il tempo di addormentamento, influenzando i ritmi circadiani. Da segnalare altresi’ sua azione antigonadica e, conseguentemente, di inibizione dell’ovulazione I comuni farmaci per l’insonnia influiscono negativamente sulla memoria. I volontari cui fu somministrato il triazolan, farmaco contro l’insonnia, ricordavano un numero inferiore di vocaboli dell’elenco di parole non correlate lette loro il giorno precedente. In particolare, la loro memoria peggiorava aumentando la dose di farmaco. Più problematico e controverso è il ruolo attribuito da alcuni ricercatori alla melatonina in relazione ai suoi effetti antineoplastici ed antinvecchiamento. L’utilizzo incontrollato dell’ormone, al fine di realizzare uno di questi effetti, al momento non sembra essere giustificato.” Il Prof. Russel Reiter, dell’università di San Antonio (Texas), uno dei più famosi studiosi mondiali della ghiandola pineale e della melatonina, intervistato dal Dott. Ray Sahelian, sembra in parte condividere l’opinione del NEJM sull’utilizzo dell’ormone pinealico in dosi fisiologiche, sconsigliandone un uso in dosi eccessive. Di seguito viene riportata una sintesi di questa intervista. Sahelian: “Quali sono le ultime ricerche riguardo al ruolo della melatonina come antiossidante?” Reiter: “Su questo argomento non ci sono più dubbi, almeno venti lavori hanno confermato la potente azione antiossidante della melatonina, in particolar modo la sua azione protettiva si realizzerebbe a livello del DNA e prevenendo la periossidazione lipidica. Un aspetto da chiarire è quello legato alle dosi necessarie affinché l’ormone pinealico eserciti tale azione. Ancora non sappiamo con certezza se sono necessarie dosi fisiologiche (quelle normalmente prodotte dal corpo umano) oppure dosi farmacologiche, al fine di realizzare la protezione dai radicali liberi. Una dose tra 0.1 e 1 mg. è da considerarsi fisiologica, al di sopra del milligrammo è da considerarsi farmacologica.” S.: “L’azione antiossidante della vitamina E è protratta nel tempo, poiché ha un lungo tempo di dimezzamento e tende a depositarsi in alcuni tessuti, in particolare in quello adiposo; la melatonina, rimanendo in circolo per un periodo limitato, avrebbe quindi un’azione meno duratura?” R.: “Non sappiamo ancora se queste azioni sono momentanee o durature; un sicuro vantaggio della melatonina rispetto alla vitamina E è che l’ormone può realizzare i suoi effetti antiossidanti sia a livello del nucleo che del citoplasma, essendo sia idro . che liposolubile”. S.: “Alla luce di ciò, Lei raccomanderebbe l’assunzione di melatonina ad individui anziani?” Dopo una leggera esitazione il prof. Reiter risponde: R.: “L’ideale sarebbe dosare la melatonina, a livello plasmatico o meglio salivare, prima ed alcuni mesi dopo la sua assunzione, al fine di stabilirne un dosaggio ottimale ma, purtroppo, non tutti hanno la possibilità di effettuare tale dosaggio; per tale motivo mi sento di consigliare l’assunzione di dosi fisiologiche e discontinue dell’ormone pinealico (tre volte a settimana) in attesa che la ricerca scientifica, che tra l’altro sta facendo passi da gigante, ci dia delle informazioni più approfondite.” S.: “Lei consiglia l’assunzione di una forma particolare di melatonina”? R.: “La forma a lento rilascio è senz’altro la migliore, poiché tende a mimare la naturale produzione dell’ormone da parte del corpo umano; S.: “L’assunzione dell’ormone epifisario potrebbe allungare le nostre aspettative di vita?” R.: “E possibile, in considerazione della sua potente azione antiossidante ed immunostimolante; ciò può renderci più sani e potremmo vivere più a lungo”. S.: “Secondo Lei la melatonina potrebbe avere un’azione stimolante dal punto di vista della sessualità?” R.: “Assolutamente no” S.: “Cosa ne pensa la comunità scientifica internazionale delle potenzialità sinora evidenziate della melatonina?” R.: “La mia impressione, partecipando a numerosi congressi, è che ci sia molto interesse ed in continua crescita; nei prossimi anni ci saranno centinaia di pubblicazioni sulla melatonina ed una continua e crescente attenzione da parte dei mass media” Conclusioni degli autori Da quanto esposto in precedenza, emerge chiaramente che sarebbe opportuno consigliare di assumere la melatonina in dosi fisiologiche ed in maniera ciclica. Ciò renderebbe l’uso della sostanza più maneggevole e sicuro, specie nelle terapie protratte. In particolare questo tipo di somministrazione, è da consigliare ai soggetti affetti da disturbi del sonno e a coloro che assumono l’ormone nell’ambito di una cura preventiva delle patologie secondarie all’invecchiamento. Qualora si voglia realizzare un effetto immunostimolante ed antiossidante più importante, per esempio come coadiuvante la terapia delle neoplasie, si rivela più efficace l’uso di dosi maggiori dell’ormone epifisario.